giovedì 23 aprile 2015

Se mi sono chiusa c’è un motivo. Se non scrivo, e non parlo più, c’è un motivo.
Allora, è difficile capire che son piena di veleno e rabbia. Piena di cose che escono quando dovrei dormire.
Inutile dirmi cose alla “Don’t worry be happy”, ed è inutile venirmi a tirare fuori dal mio rifugio mentale. Lasciatemi in coma. Tutto quello che potete dire lo trovo privo di sensibilità e di comprensione.
Fate i compassionevoli ma state su un gradino più alto, sopra le nuvole, e il nero non lo vedete. E se non vedete il nero, evitate di cercare di tirarmi su, perché vi sento estranei e ciechi.
Facciamo un bel facciamo finta. Facciamo finta che va tutto bene e che non soffro, facciamo che vi fate i cazzi vostri e che parliamo di banalità. Il giusto modo di convivere, la superficialità.
La primavera sta svegliando tutti, tranne me. Porta profumi di cose nuove e di possibilità, tranne che a me. Io puzzo ancora di stantio. Di retrocessione. 
Il sole deve arrivare, non perdete tempo a descrivermi com’é, perché io lo visualizzerò distorto e orribile. Lasciatemi la libertà di trovarlo da sola. O di NON trovarlo.
Cazzo.


venerdì 17 aprile 2015

Alzati dal letto
Impegnative dal medico
Pasticceria
Guarda il pasticcere e fai finta che ti piaccia quello che ti dice. Spocchioso. Gli sorridi.

Torna a casa.
Prepara il pranzo.
Parla con la mamma.
Vai a letto, fuma 10 sigarette.
Addormentati perché come al solito la notte l'hai passata in bianco.
Sogna, sogna alberi, tralicci, strade, macchine, angosce senza volto.
Svegliati alle sei, sapendo che così hai detto addio ad un'altra notte, che ti verrà sveglia, e ti busserà alle orecchie tutto il suo disgusto.
Alzati.
Prepara la cena per papà e mamma, sennò ci litighi di nuovo, come ieri.
Parla e senti disagio.
Annuisci.
Mangia, trangugia, affogati in quel cibo preparato con gli occhi vuoti.
Reggi la conversazione con biascichii scomposti, almeno sembra che sei su questa terra.
Sparecchia.
Fai. Interessati della vita.
Fai finta di non sentire quel disagio del non saper che dire.

Inebetisciti, aspettando le ombre.
Vuota, la testa vuota.
Inadeguatamente disagiata.
Disagio inadeguato.
Non sai cosa dire.
Ipocrisia, la parola nella testa che ti pulsa fino alle vene.
Vai in camera, chiudi la porta.
Falshback ai vent'anni. Sei tornata con mamma e papà e giochi a fare la figlia unica.

A volte, non lo dico a nessuno, mi piacerebbe la malattia.
La scusa per non poter essere più ipocrita.

La testa è sempre vuota. Ma quel fottuto silenzio non esiste, non esiste mai.
Vorrei finalmente impazzire.

sabato 11 aprile 2015

Avendo lasciato il vecchio blog, per occhi che non volevo più potessero vedermi, e anche perché ero stanca di parlare di certe cose, mi trovo ad avere necessità di stendere due righe su qualche tarlo di questi giorni.

Io sofisticata non lo sono mai stata, odio chi non ha un cazzo da dire e lo traveste di pura forma. Io non ho un cazzo da dire ma il vuoto almeno lo dico nudo. E mi lamento. E sappiate che non smetterò mai di lamentarmi. Non sono di certo una che muore in silenzio.
Cazzo lo dovete pagare tutti il mio umore di merda. Morirò triturandovi i coglioni. E' una promessa.

Poi, sapere che leggi la mia libreria, mi fa solo girare i coglioni.
Ti appropri dei miei spazi e dei miei libri e io preferirei dar fuoco a tutto piuttosto che sentirli in mano altrui. Preferirei non saperlo. Ah si bella amica, magari a leggere ti offenderesti pure, sei buona solo a farti sentire quando devi appesantirmi coi cazzacci tuoi, che sono sempre cose insormontabili e ostinate, che non hanno mai una soluzione, ma quando capisci che sono io a traballare... come sparisci... eh? Come il vento. Mi hai regalato un libro di cui non sai un cazzo, che è pure un capolavoro, anzi due libri. Ma non te lo dirò mai. Perché odio che tu sia nelle mie cose. Ti sogno la notte che vuoi impossessarti di me, della mia famiglia, anche di questa casa. E io da brava possessiva ti evito, perché che tu sia lì per me è un incubo da sveglia. Sempre buona a criticare quando uno non è presente come dovrebbe, secondo la tua ottica egocentrica, ti sei mai chiesta se magari l'uno in questione può non farcela? Ah no, perché la vita degli altri è sempre meno drammatica della tua.

Oggi è il veleno che non ho tirato fuori negli ultimi giorni.

Oggi mi stai sul cazzo sto libro di merda e che io da cretina inizio pure a leggere. Tipo una Filosofia nel Boudoir che più la leggo più la trovo grezza (non volgare, proprio grebana, senza stile) e piatta. Senza sfumature, sembra scritta da un bambino di 10 anni.

Un'ora a girare in macchina a cercare la carbonella e mi si colpevolizza che dovevo andarci questa mattina, ma ancora non avete capito che alla mattina non mi si deve rompere i coglioni?

E stasera odierò tutti voi che mi starete intorno e tutti i riti sociali che bisogna tenere sennò... sennò cosa? Non l'ho ancora capito. Arriverò alle 10.30 e me ne andrò il più in fretta possibile perché, non avete ancora capito, in mezzo a 50 persone io sto male, mi viene da sbroccare, da vomitare, cazzo.
Discorsi banali, silenzi artificiali, sorrisi plastici, contatto fisico inadeguato. Maremma maiala pagherei tutto l'oro del mondo per addormentarmi ora e svegliarmi tra due ore con la febbre.

E per favore, basta dire "dai vediamoci". Siete l'apoteosi della falsità. Mi piacerebbe domani svegliarmi e vedere gente che si dice "mi stai sul cazzo faccia di culo, puzzi come la merda, non farti più vedere."

domenica 31 marzo 2013


Pioggia insistente, cadi nella mia inerzia. Acqua che scivola e si infiltra nelle giunture della mia anima.

Odore di ruggine.

Odore di sangue e ruggine. Ho passato due ore a scrivere, l’entusiasmo mi è progressivamente sceso, in testa solo un sacco di domande.

Colpevole e maledetta la domenica senza vita, annegata in un oceano che si muove sopra la mia testa. Sento che potrei rimanere così inerte per infinito tempo, talmente fortemente che mi perderei la partenza che aspetto da giorni.

Domani è lunedì e mi sveglierò da questo sonno convulso, ma non garantisco sul mio umore, che al momento sta precipitando dal cielo, insieme a ogni goccia di pioggia che picchia prepotente sulla mia finestra.

lunedì 28 gennaio 2013


Stasera sono andata a prendere mio papà a casa di mia sorella, dopo una cena imbarazzante fuori. 
Mi metto a giocare con Gabri fino a “tardi” e lui non si scolla da me. Vediamo i cartoni prima della nanna e mi vuole stare in braccio. Ma poi arriva l’ora della nanna, mamma e papà non ci sono e lui non vuole dormire.
Vuole giocare ancora con la zia.
Il nonno gli spiega che la zia non può fare tornare il giorno, la notte viene e non ci possiamo fare niente, dobbiamo dormire. Allora Gabriele si mette a piangere.
Non è un pianto da capriccio. E’ un pianto disperato di chi sa che se dorme arriverà domani e domani è un’altra giornata e i giochi di oggi non ci saranno più. E’ un pianto consapevole: chiudere gli occhi significa un po’ “morire”, spegnere tutto.
Cala il sipario su una bella giornata e non si può far niente per fermarla.
Così è la vita, come una bella serata di un bimbo.
Ci sforziamo di tenere le cose strette tra le mani, ma la verità è che non le possederemo mai. Andranno via come il giorno, arriverà la notte.
Ma va bene così. La luce torna e porta novità mai conosciute.
Per Gabriele, mio nipote, porterà un’altra giornata di asilo, altre ore di giochi con gli amici.

Le coccole di mio papà, seppure sia orso tanto che le coccole è come se me le facessi io con la sua mano, sono sempre di conforto.
Ci si guarda, si parla, si cerca di trovare la forza per andare comunque avanti nonostante i problemi economici e le frustrazioni della vita.
Vedo i suoi occhi che mi guardano dispiaciuti come per dirmi “Mi piacerebbe che tu avessi un futuro meno incerto”. Come per dirmi “Mi dispiace che il tuo cuore sia così ferito”. Ma non dice una parola di tutto questo. Ridiamo… e quando mio papà ride lo fa con tutti gli angoli della faccia. Ride la sua fronte, ridono i suoi capelli e gli angoli dei suoi occhi. Le sue labbra, le sue guance e i suoi zigomi. Illumina tutto quello che ha intorno, per un solo secondo.
So che se salirai a Milano arriveremo a litigare ogni giorno, quando uno se ne va di casa è perchè non sopporta più i suoi genitori e tornare indietro non è mai facile. So che il tuo umore è altalenante come il mio: vai avanti a pilloline dell’umore per stimolarti la serotonina. So che sei avvilito per non avermi viziato quanto avresti voluto.
Però stasera ringrazio il cielo di averti qui sul mio divano.

Ho bisogno di un eroe che mi salvi da questo sfacelo che sento intorno a me. In ogni direzione, in ogni angolo della mia vita. C’è sempre un problema, una preoccupazione.
Ho bisogno di un eroe.
Salvami ti prego. Dammi qualcosa di bello a cui pensare.
Un angolino felice in cui rifugiarmi.