Stasera sono andata a prendere mio papà a casa di mia sorella, dopo una cena imbarazzante fuori.
Mi metto a giocare con Gabri fino a “tardi” e lui non si scolla da me. Vediamo i cartoni prima della nanna e mi vuole stare in braccio. Ma poi arriva l’ora della nanna, mamma e papà non ci sono e lui non vuole dormire.
Vuole giocare ancora con la zia.
Il nonno gli spiega che la zia non può fare tornare il giorno, la notte viene e non ci possiamo fare niente, dobbiamo dormire. Allora Gabriele si mette a piangere.
Non è un pianto da capriccio. E’ un pianto disperato di chi sa che se dorme arriverà domani e domani è un’altra giornata e i giochi di oggi non ci saranno più. E’ un pianto consapevole: chiudere gli occhi significa un po’ “morire”, spegnere tutto.
Cala il sipario su una bella giornata e non si può far niente per fermarla.
Così è la vita, come una bella serata di un bimbo.
Ci sforziamo di tenere le cose strette tra le mani, ma la verità è che non le possederemo mai. Andranno via come il giorno, arriverà la notte.
Ma va bene così. La luce torna e porta novità mai conosciute.
Per Gabriele, mio nipote, porterà un’altra giornata di asilo, altre ore di giochi con gli amici.
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