Il primo tentativo di complicità tra me e il letto è andato male. Molto male.
Leggo ma non leggo. Chiudo gli occhi, ma non dormo.
Mi giro nel letto piena di pensieri, con un mal di testa e una tosse appena accennati. Così, tanto per non farsi mancare quella nota frizzantina della vita.
Mangio poppi al cioccolato e cerco lì una coccola che manca.
Penso che forse scrivere mi libererà la testa o, almeno, mi stancherà un po’ di più.
A cosa penso di preciso non lo so.
Al ragazzo comunista che domani mi toccherà gambizzare, magari gli cito Carmelo Bene. Voglio dire: afferrerà il mio completo nichilismo e il mio schifo per la loro totale mancanza di rispetto per il linguaggio? Magari mi lascerà stare. In questo momento mando affanculo i miei “Perchè no?” prenatalizi, pensati sulla porta di casa. Ma amen, almeno faccio qualcosa. Parlo.
Ma son così stufa di parlare.
Penso a mio padre e a quanto desideri quel lavoro. Me lo immagino con il cervello a mille, mentre si augura di ricevere una buona proposta economica. Glielo augurerei se questo non volesse presagire, per forza di cose, un mio totale annichilimento futuro. Non mi libererò mai di voi, è così?
Penso al cioccolato, a quanto mi piace e a quante calorie ha. Cazzo, come al solito le cose buone sono per me inaccessibili, e ora ho anche una leggera nausea. Troppi poppi.
Penso al lavoro, a quanto pagherei per non fare ogni settimana le stesse cose, ogni cazzo di giorno le stesse frustrazioni. Per cosa? Per uno stipendio che non è mai abbastanza. Per dei soldi che non mi permettono di essere dove vorrei.
Penso che mi sento delle catene intorno ai polsi e la mia testa è dietro a tristi sbarre di metallo. Penso a come cazzo ci sono finita qua e penso che forse, quell’abito che mi sto tanto forzandomi di mettere, è molto difficile indossarlo. Malgrado faccia finta, malgrado io chiuda la mia testa ai pensieri… la piccola bambina speranzosa che è dentro di me urla e mi dice “Ma che cazzo sei diventata? Non era questo quello che avevamo in mente…”
No, non era questo che pensavo di riuscire ad ottenere anni fa, ma questo è il risultato della perdizione avvenuta in età post liceale. A diciannove anni sapevo solo che volevo di più e una vita incasellata non mi piaceva. Ecco il risultato: una vita incasellata.
Penso che sono terribilmente stanca di sentirmi la terra tremare sotto ai piedi. Che vorrei un po’ di stabilità ogni tanto. Quelle sicurezze stupide, che non servono a niente. Perché niente dura in questo mondo, tutto passa, muore e se ne va. Ma la sicurezza di avere quel breve momento non può togliertela nessuno. Io invece di momenti sicuri non ne ho. Non ne ho mai avuti. Ho vissuto tre anni nella completa insicurezza. Vorrei sentirmi per una volta al riparo da me stessa, stretta dentro braccia che moriranno prima o poi, ma che nonostante questo non mi lasceranno mai andare.
Penso al fatto che l’amore è una fottutissima presa per il culo. Che ti disperi a far quadrare i rapporti, che ci metti del tuo. Che ti svuoti finchè puoi, sperando di trovare un’anima complice che ti rapisca dalla merda che vivi, senti e respiri ogni giorno. E poi vola tutto via, senza possibilità di appello. Anni a faticare per trovarsi di nuovo da soli.
Penso che non ho nessuno con cui condividere la mia anima, i miei occhi, quello che vedo, sento e odoro. E penso che una vita senza condivisione non ha motivo di essere vissuta. Ed è per questo che io mi sento totalmente priva di significato. Che senso ha parlare se non ci sono orecchie che hanno voglia di ascoltarti? Che senso ha respirare se nessuno desidera morirti dentro, per davvero?
Penso che ho dato il mio libro preferito a una persona che molto probabilmente non rivedrò mai più. Questo un po’ mi fa soffrire, dall’altra mi apre la speranza di non essere dimenticata. Magari un giorno, mentre cerca altro, riprenderà casualmente in mano quel libro e si ricorderà della persona che ha finto di prestarglielo.
Penso che ho fretta del mio futuro, e che non riesco più ad aspettare che qualcosa di bello capiti. Sono stufa di cercarlo in ogni posto, in ogni sguardo, in ogni colore, in ogni sole.
Vorrei solo svegliarmi tra dieci anni.