Alzati dal letto
Impegnative dal medico
Pasticceria
Guarda il pasticcere e fai finta che ti piaccia quello che ti dice. Spocchioso. Gli sorridi.
Torna a casa.
Prepara il pranzo.
Parla con la mamma.
Vai a letto, fuma 10 sigarette.
Addormentati perché come al solito la notte l'hai passata in bianco.
Sogna, sogna alberi, tralicci, strade, macchine, angosce senza volto.
Svegliati alle sei, sapendo che così hai detto addio ad un'altra notte, che ti verrà sveglia, e ti busserà alle orecchie tutto il suo disgusto.
Alzati.
Prepara la cena per papà e mamma, sennò ci litighi di nuovo, come ieri.
Parla e senti disagio.
Annuisci.
Mangia, trangugia, affogati in quel cibo preparato con gli occhi vuoti.
Reggi la conversazione con biascichii scomposti, almeno sembra che sei su questa terra.
Sparecchia.
Fai. Interessati della vita.
Fai finta di non sentire quel disagio del non saper che dire.
Inebetisciti, aspettando le ombre.
Vuota, la testa vuota.
Inadeguatamente disagiata.
Disagio inadeguato.
Non sai cosa dire.
Ipocrisia, la parola nella testa che ti pulsa fino alle vene.
Vai in camera, chiudi la porta.
Falshback ai vent'anni. Sei tornata con mamma e papà e giochi a fare la figlia unica.
A volte, non lo dico a nessuno, mi piacerebbe la malattia.
La scusa per non poter essere più ipocrita.
La testa è sempre vuota. Ma quel fottuto silenzio non esiste, non esiste mai.
Vorrei finalmente impazzire.
Nessun commento:
Posta un commento